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Lewis apre il terzo capitolo di The Abolition of Man, con una riflessione sul potere acquisito dall’uomo sulla natura. Tralasciando l’ovvia constatazione dei benefici che l’innovazione scientifica ha portato all’uomo, il nostro autore si concentra sulla problematicità del concetto di “conquista della natura”.

A questo proposito considera tre tipici esempi di conquista: l’aeroplano, la radio e la contraccezione. Per i primi due casi l’uomo è sia soggetto che oggetto di tale conquista: può infatti essere soggetto od oggetto di bombardamenti e propaganda[1].

La contraccezione invece rappresenta un problema certamente più serio a causa delle implicazioni negative che questa comporta: attraverso la contraccezione infatti neghiamo alle generazioni future semplicemente l’esistenza.

Da questo angolo visuale il potere dell’uomo sulla natura appare chiaramente essere il potere di certi uomini su altri, potere in cui la natura ha la unica funzione di strumento.

È proprio in questo scenario che Lewis porta in scena all’ultimo atto il percorso immaginario deI novatori.

Il percorso che ha portato all’ultimo atto vede generazione dopo generazione ricevere l’ambiente trasmessole, ribellarsi contro la tradizione, resistere ai propri predecessori limitandone il potere ed esercitare potere sui propri successori in un orizzonte in cui «ogni nuovo potere raggiunto dall’uomo è anche un potere sull’uomo […]. In ogni vittoria, oltre a essere il generale in trionfo, l’uomo è anche il prigioniero che segue il carro trionfale»[2].

Nel momento in cui anche la natura umana dovesse venire sconfitta e la battaglia dell’uomo sulla natura giungere al verdetto che assegna la vittoria all’uomo, sarà necessario capire chi effettivamente avrà ottenuto la vittoria.

Nel momento in cui una qualsiasi delle generazioni che si susseguissero nella storia dovesse entrare nell’«epoca dominante»[3] – epoca in cui la conquista della natura è tale da aver raggiunto la possibilità di plasmare i propri discendenti attraverso l’eugenetica e di condizionarne[4] la coscienza attraverso il condizionamento prenatale e la propaganda psicologica – assisteremmo infatti non solo al dominio dell’uomo sulla natura, ma soprattutto al dominio di poche centinaia di uomini sul resto dell’umanità[5].

I novatori sono ora diventati Condizionatori[6], uomini che hanno «sacrificato la loro parte di umanità tradizionale»[7] e devono decidere quale senso attribuirle in futuro. Essi si pongono al di fuori dei valori tradizionali. Essi hanno conquistato la natura e hanno la possibilità di plasmare l’uomo a propria immagine e somiglianza.

Nel processo di letterale spersonalizzazione che li ha portati a svestirsi della propria natura, essi sono diventati dei “Non-Uomini”, degli “Artefatti[8].

Rifiutata la sola e unica fonte dei valori, I novatori-Condizionatori dovranno procedere alla creazione artificiale di un nuovo tao, di una nuova dottrina del valore oggettivo. Il rifiuto del tao e la sua pretesa conquista è parte della vittoria sulla natura.

In precedenza il tipo d’uomo e i motivi per produrlo attraverso la propaganda erano tratti, “selezionati” e prescritti dal tao: la propria visione del mondo era proposta come verità oggettiva ed era eretta a «regola cui erano soggetti gli educatori stessi, e dalla quale non rivendicavano la libertà di scostarsi»[9]. Ora invece «i valori […] sono puri fenomeni naturali. Quale che sia il tao, esso sarà il prodotto, non il motivo, dell’educazione. I Condizionatori sono stati emancipati da tutto ciò. È […] una parte della Natura che hanno conquistato»[10].

I Condizionatori, che in forza del potere raggiunto sulla natura umana sanno come produrre coscienza nei propri discendenti, sono essi stessi posti fuori da questa catena di produzione. Loro hanno vinto in quanto sono passati dall’essere condizionati dalla natura a servirsi di essa come strumento per condizionare[11].

«Sanno benissimo come produrre in noi una dozzina di diversi concetti di bene. La questione è se e quale di essi produrre. Nessun concetto del bene può aiutarli a decidere»[12]. Eppure essi dovranno decidere, dovranno agire.

Essi si sono eretti a «creatori di motivi. Ma come si motiveranno a loro volta?»[13].

I novatori non opteranno per i principi pratici noti a tutti gli uomini poiché essi sono semplicemente parte del tao che hanno rifiutato e che si sono proposti di sostituire: «è più probabile che rinunci[no] a ricercare un nucleo “razionale” e che parta[no] alla ricerca di un altro fondamento ancora più “realistico” e “di base”»[14].

Sarebbe alquanto paradossale se decidessero di basarsi «su una delle cose che pongono a confronto e farne il termine di paragone»[15]. In questo modo I novatori non sarebbero più tali. Rinuncerebbero al compito che si sono prefissi di attribuire un senso assolutamente nuovo all’“Umanità”[16].  Al tempo stesso però – avendo rifiutato il tao e la loro parte di umanità tradizionale – «per quanto risalgano indietro o si spingano innanzi, è impossibile che trovino terreno su cui attestarsi»[17].

Essi sono venuti a trovarsi in una sorta di «vuoto etico»[18] e antropologico, una posizione alquanto paradossale, se non impossibile.

Lewis a questo punto ritorna a domandarsi come I novatori sceglieranno di agire dato che essi hanno deciso di porsi al di sopra di tutti i motivi. Ma sono realmente riusciti in questo intento?

Ponendosi al di fuori di ogni giudizio di valore, sono loro venuti meno tutti i motivi per scegliere tranne uno. I novatori-Condizionatori che hanno rifiutato i valori non avranno basi su cui preferire uno dei loro impulsi (somatici o psichici, reazioni o commozioni) a un altro, tranne la forza reattiva o emotiva di quello stesso impulso[19]. «I Condizionatori, quindi, dovranno arrivare a essere motivati semplicemente dal loro stesso piacere. In base alla logica della loro posizione non dovranno fare altro che prendere i loro impulsi come vengono, a caso»[20] cioè come emergono dalla spontaneità dalla loro stessa natura (o di ciò che di essa in ogni caso ne dovesse rimanere). Il criterio di giudizio verrebbe necessariamente ridotto e sottomesso «all’impossibilità di sottrarsi al dominio del piacere»[21].

Per quanto loro siano diventati uomini cerebrali, partecipano ancora di quella natura che sono convinti di essere giunti a dominare.

I motivi per agire verranno loro «dall’ereditarietà, dalla digestione, dal tempo, e dall’associazione [meramente psicologica] d’idee»[22]: «l’obbedienza all’impulso è la sola direzione che resta [loro]»[23].

La «conquista della Natura da parte dell’Uomo»[24], nel momento in cui è stata portata a compimento, si è rivelata tale solo in apparenza. Nel suo svelarsi in verità, si è mostrata nel suo esatto opposto come «la conquista dell’Uomo da parte della Natura»[25]. La Natura svincolata dai valori, domina i Condizionatori, e, tramite loro, tutta l’umanità.

Rifiutata la verità oggettiva come criterio di discernimento, sarà la spontaneità della natura stessa (meramente materiale e biologica) a fare da punto di riferimento.

Il tentativo di trans-umanazione deI novatori si è trasformato inevitabilmente in sub-umanazione[26].


[1] Cfr. AoM, p.52.

[2] AoM, p.58.

[3] AoM, p.58.

[4] Lewis in riferimento alla possibilità di condizionare la coscienza fa addirittura uso del termine “produrre” e “generare”. Cfr. AoM, pp.64-66.

[5] Cfr. AoM, p.68.

[6] In inglese il termine conditioners viene tradotto per l’edizione italiana di Jaca Book del 1979 da Franco Marano letteralmente con condizionatori.

[7] AoM, p.63.

[8] Cfr. AoM, pp.67-68.

[9] AoM, p.61.

[10] AoM, p.61.

[11] Cfr. AoM, p.65.

[12] AoM, p.67.

[13] AoM, p.61.

[14] AoM, p.38.

[15] AoM, p.66.

[16] Cfr. AoM, p.66.

[17] AoM, p.67.

[18]  CSLEC, “On Ethics”, Kindle Edition, pos. 5699.

[19] AoM, p.68.

[20] AoM, p.68.

[21] CSLaP:TG&B, “The Abolition of Man: C.S. Lewis’s Prescience Concerning Things to Come”, Kindle Edition, pos. 1036.

[22] AoM, p.69.

[23] AoM, p.70.

[24] AoM, p.70.

[25] AoM, p.70.

[26] Cfr. CSLaP:TG&B, “The Abolition of Man: C.S. Lewis’s Prescience Concerning Things to Come”, Kindle Edition, pos. 1038.

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