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Durante una settimana al mare vengo coinvolto in una partita di sette e mezzo; non amo molto le carte e ancora meno il gioco a puntate (anche se l’unico azzardo in questo caso riguardava un secondo mazzo di carte usato come fiches) e dunque non mi sono esaltato particolarmente. Ho giocato prudente, scommettendo poco e senza rischiare, soprattutto senza bleffare, perché non lo so fare; alla fine insomma non avevo avuto grandi guadagni, ma dopo una vincita ridotta mi è toccato il mazzo e siccome era tardi si decide di chiudere la partita con un all-in. Ho una buona carta e la sfrutto al meglio, vincendo tutto, un po’ risvegliato alla fine dal torpore dalla possibilità di rimediare agli errori precedenti.

Vorrei, sulla base di questo aneddoto, far notare a quelli che parlano dell’attentatore di Nizza come un cattivo musulmano che questa argomentazione non dimostra nulla. Immaginate di essere un uomo vizioso e debole di fronte al proprio vizio; immaginate di odiarvi per questa ragione, ma di non riuscire a fare a meno di cadere ancora e ancora; e immaginate che al sommo della disperazione vi baleni di fronte la possibilità di poter ottenere la redenzione con un semplice atto, un all-in in cui rischierete tutto, ma il premio ne valga la pena. Non tentereste un colpo di testa? Non tentereste di riconciliarvi con il vostro dio con un atto disperato? Non tentereste un’ultima volta di essere un buon credente?

Che sia vero o meno che l’Islam è violento, definire un attentatore un cattivo musulmano non dimostra che i buoni musulmani non pratichino il jihad della spada

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