“Ordinarie follie” (biellesi) di Edoardo Dantonia Credo sia ormai nota la mia passione per quelle condizioni atmosferiche che la gente solitamente odia. Confermo dunque questa tendenza lanciandomi in una lode forse eccessiva per quel miracolo che è la neve, la quale imbianca le nostre montagne e, ahimè, blocca le nostre strade ogni volta che scende su di noi.
Farei meglio a usare l’imperfetto, però, dal momento che negli ultimi anni se n’è vista ben poca, e questa si è soffermata sui nostri prati e sui nostri tetti per un tempo veramente troppo breve.
Il motivo che mi fa amare così tanto la neve, comunque, è simile a quello che mi fa preferire le giornate uggiose a quelle soleggiate ed è sostanzialmente la purezza, la pulizia.
Come la pioggia lava via le nostre sporcizie, così la neve rende questo mondo candido, luminoso, cristallino. Anzi, di più. Quando vedo le strade e le case innevate, mi pare quasi che si sia creato un nuovo strato sovrapposto a quello fatto di catrame e tegole arancioni, come se un altro mondo si fosse poggiato su questo e noi potessimo ammirarne la magnificenza per una piccola finestra temporale.
È come se per un momento avessimo la fugace visione di un’altra dimensione, un livello d’esistenza più puro, elevato.
Credo che i soldati di Annibale abbiano provato qualcosa di simile, quando valicarono le Alpi e si trovarono di fronte per la prima volta la neve luccicante; tanto luccicante da lasciarne ciechi molti.
Provo una sincera pena per chi non può ammirare questo candore come possiamo fare noi, per chi cioè vede la neve una volta ogni decade o per chi ne vede un’esile spolverata un paio di settimane all’anno.
Mi dispiace veramente per chi si perde lo spettacolo delle cime innevate, dei tetti bianchi e delle battaglie di neve che gelano le schiene e gonfiano i cuori di gioia.
Ma forse questo discorso lo potrebbe fare anche un abitante della Sicilia o della Sardegna riguardo al mare, rammaricandosi per coloro i quali non hanno il grande privilegio di ammirarlo aprendo semplicemente una finestra.
Immagino sia una questione di punti di vista o, ancora meglio, una questione di radici.