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L’opera esce completamente dal rituale sacro comune per sprofondare in una visione di morte e dolore veramente umane e terrene, suscitando scandalo per questa insolita iconografia che fu rifiutata dai Carmelitani Scalzi. Nella grande ambientazione si vede una donna a gambe scoperte, gonfia e riversa, illuminata da una luce sinistra, attorniata da uomini dolenti e in lacrime. La macabra teatralità è accentuata da un grande telone rosso che adorna uno spoglio ambiente. Nulla di sacro è presente, persino il catino con l’aceto per lavare il cadavere è messo lì per rendere più vera la morte che non lascia presagire nessun accadimento soprannaturale. La Vergine è rappresentata da una donna idropica, trovata annegata nel Tevere, mentre altra ipotesi è quella che il Merisi avesse voluto ricordare la morte di una suora, Caterina Vannini, ex prostituta morta per idropisia qualche giorno prima, ricordata dal cardinale Borromeo. In ogni caso, entrambe le figure vennero giudicate scandalose e poco idonee ad essere esposte su un altare.
Sembra che questa opera venisse ad introdursi nella disputa teologica dei controriformati i quali sulla Assunzione della Vergine erano in contrasto coi riformatori dell’epoca. L’opera rimase a Roma e dopo un anno fu il duca di Mantova, su consiglio illuminato di Rubens ad acquistare il capolavoro, che fu perso definitivamente all’Italia, passando in seguito alle collezioni reali di Versailles, ove adesso è possibile vederla visitando il Louvre.

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