•  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

“Cristiano è colui che attraverso il battesimo crede e confessa pubblicamente che Gesù è Figlio di Dio, nato da Maria Vergine; che ha patito sotto Ponzio Pilato, è morto crocifisso. Il terzo giorno è risuscitato, è salito al cielo e ritornerà di nuovo sulla terra per giudicare i vivi e i morti. Il cristiano è inserito nella grande famiglia della Chiesa, retta gerarchicamente dal successore di Pietro (il Papa) e degli apostoli (Vescovi). Il cristiano si impegna in ogni stato di vita a vivere i principi del Vangelo e i comandamenti della Chiesa”

“Anonimo -dal greco ἀνώνυμος formato da ἀν- cioè “senza” e da ὄνομα ovvero “nome”; significa quindi “senza nome”,privo del nome dell’autore, privo di tratti distintivi, privo di personalità, di originalità-

Il significato dei due termini è evidentemente uno opposto e in contraddizione con l’altro.

Dobbiamo a Karl Rahner (Friburgo in Brisgovia, 5 marzo 1904 – Innsbruck, 30 marzo 1984), un gesuita e teologo tedesco, cattolico, che partecipò al Concilio Vaticano II, la teorizzazione di “cristianesimo anonimo”, certamente influenzato dalla teologia luterana, diffusa in Germania e nelle stesse Università Cattoliche della Germania.

«Cristianesimo anonimo», spiega Rahner, significa questo: «chiunque segue la propria coscienza, sia che ritenga di dover essere cristiano oppure non-cristiano, sia che ritenga di dover essere ateo oppure credente, un tale individuo è accetto e accettato da Dio e può conseguire quella vita eterna che nella nostra fede cristiana noi confessiamo come fine di tutti gli uomini. In altre parole: la grazia e la giustificazione, l’unione e la comunione con Dio, la possibilità di raggiungere la vita eterna, tutto ciò incontra un ostacolo solo nella cattiva coscienza di un uomo.» (Karl Rahner a colloquio con Meinold Krauss, La fatica di credere, Edizioni Paoline, 1986, pag. 86)

Si diffuse in Italia e si mantiene tutt’ora ( nella liturgia, nella catechesi, nel dialogo ecumenico, nello stile pastorale, in alcuni tentativi di cristiani in politica) una enfasi ingenua, sentimentale e volontaristica di “essere lievito” nel mondo abolendo ogni propria identità cristiana, considerata come ostacolo all’accoglienza del “fratello lontano o non credente”.

Oggi assistiamo ad un progetto in tutta Europa di cancellazione, distruzione e svendita dei luoghi di culto antichi ( come in Francia e in Belgio) per far posto a parcheggi o sale gioco, ma addirittura sta crescendo un odio viscerale verso i valori cattolici e verso coloro che resistono per rimanervi fedeli.

Detto anche da osservatori non di parte, è questo il suicidio dell’Europa: il rigetto folle della radice da cui è nata politicamente, culturalmente, artisticamente. E quindi già invasa, prima ancora fisicamente, già culturalmente.

Nel 1970 il grande teologo cecoslovacco Josef Zverìna scrisse questa lettera che consegnò a due amici italiani affinché la portassero oltre la cortina di ferro. Josef Zverìna visse tutto il periodo di repressione del regime comunista nel dopo guerra, fu attivo nel Movimento di dissidenza di Charta 77; per anni fu costretto a non poter svolgere le sue funzioni di prete, teologo, costretto a fare l’operaio. Sa ciò di cui parla perchè lo ha vissuto sulla propria pelle.

Lettera ai cristiani d’Occidente

“Fratelli, voi avete la presunzione di portare utilità al Regno di Dio assumendo quanto più possibile il saeculum, la sua vita, le sue parole, i suoi slogans, il suo modo di pensare. Ma riflettete, vi prego, cosa significa accettare questa parola. Forse significa che vi siete lentamente perduti in essa? Purtroppo sembra che facciate proprio così. È ormai difficile che vi ritroviamo e vi distinguiamo in questo vostro strano mondo. Probabilmente vi riconosciamo ancora perché in questo processo andate per le lunghe, per il fatto che vi assimilate al mondo, adagio o in fretta, ma sempre in ritardo. Vi ringraziamo di molto, anzi quasi di tutto, ma in qualcosa dobbiamo differenziarci da voi. Abbiamo molti motivi per ammirarvi, per questo possiamo e dobbiamo indirizzarvi questo ammonimento.
“E non vogliate conformarvi a questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, affinché possiate distinguere qual è la volontà di Dio, ciò che è bene, ciò che gli è gradito, ciò che è perfetto” (Rm 12,2).
Non conformatevi! Mè syschematízesthe! Come è ben mostrata in questa parola la radice verbale e perenne: schema. Per dirla in breve, è vacuo ogni schema, ogni modello esteriore.
Dobbiamo volere di più, l’apostolo ci impone: “cambiare il proprio modo di pensare in una forma nuova!” – metamorfoûsthe tê anakainósi toû noùs. Come è espressiva e plastica la lingua greca di Paolo! Di contro a schêma o morphé – forma permanente – sta metamorphé – cambiamento della creatura. Non si cambia secondo un qualsiasi modello che è comunque sempre fuori moda, ma è una piena novità con tutta la sua ricchezza (anakainósis). Non cambia il vocabolario ma il significato (noûs).
Quindi non contestazione, desacralizzazione, secolarizzazione, perché questo è sempre poco di fronte alla anakaínosis cristiana. Riflettete su queste parole e vi abbandonerà la vostra ingenua ammirazione per la rivoluzione, il maoismo, la violenza (di cui comunque non siete capaci).
Il vostro entusiasmo critico e profetico ha già dato buoni frutti e noi, in questo, non vi possiamo indiscriminatamente condannare. Solo ci accorgiamo, e ve lo diciamo sinceramente, che teniamo in maggior stima il calmo e discriminante interrogativo di Paolo: “Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede, fate la prova di voi medesimi. O non conoscete forse neppure che è in voi Gesù Cristo?” (2 Cor 13,5).
Non possiamo imitare il mondo proprio perché dobbiamo giudicarlo, non con orgoglio e superiorità, ma con amore, così come il Padre ha amato il mondo (Gv 3,16) e per questo su di esso ha pronunciato il suo giudizio.
Non phroneîn – pensare -, e in conclusione hyperphroneîn – arzigogolare -, ma sophroneîn – pensare con saggezza (Cfr. Rm 12,3). Essere saggi così che possiamo discernere quali sono i segni della volontà e del tempo di Dio. Non ciò che è parola d’ordine del momento, ma ciò che è buono, onesto, perfetto.
Scriviamo come gente non saggia a voi saggi, come deboli a voi forti, come miseri a voi ancor più miseri! E questo è stolto perché certamente fra di voi vi sono uomini e donne eccellenti. Ma proprio perché vi è qualcuno occorre scrivere stoltamente, come ha insegnato l’apostolo Paolo quando ha ripreso le parole di Cristo, che il Padre ha nascosto la saggezza a coloro che molto sanno di questo (Lc 10,21)» (Tracce N.9, Ottobre 1998)

Sempre dall’Oriente cristiano, la santa Madre Russia ci arriva il monito di Mons. Pezzi, giovane Arcivescovo cattolico di Mosca:

«Il pericolo più grande è la scarsa consapevolezza di ciò che si è e delle proprie tradizioni»…«Non sono né le persecuzioni né le prove che attentano alla Chiesa, ma il formalismo e il conformismo di chi non guarda alla realtà che accade, ma si preoccupa semplicemente che il meccanismo funzioni. Il compito dei cristiani non è tanto quello di resistere, ma di rinascere». Un invito e un monito così veri da non poter restare inascoltati.
(Tracce luglio agosto 2011)

Commenti