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La donna angelo (dei cantori dell’amor cortese) nulla è in confronto al miracolo di una donna che si fa realmente prossima, che è realmente vicina, realmente amabile, realmente amata.
La donna angelo romanticamente intesa ha il suo valore, ma limitato.
Qualora la donna angelo venga intesa cristologicamente, acquista tutto il suo portato divino di messaggera, di rivelazione di Cristo. Porta a Lui. Santifica in Lui e per Lui.

La donna angelo intesa con Dante come miracolo, come segno della carità di Dio, come dono dall’alto, e ancor di più intesa con la Tradizione nell’unione sacramentale[1] diventa così una relazione in cui la donna cessa di essere segno oggettivo, puramente contemplato, semplicemente riconosciuto e quindi passivo o quasi della presenza di Dio, e diventa già su questa terra segno soggettivo, relazionale, attivo della Sua presenza e santificazione nella relazione stabile di amore e dedizione reciproca.
Solo nel sacramento del matrimonio tutto questo viene fissato stabilmente e trova la sua dimora, la sua casa, il focolare dove la relazione e la dedizione può trovare stabile alimento per continuare ad ardere di un “amore fino alla fine”.

[1] dove per sacramento si intende il dono dall’alto della vita del Dio, dall’alto abbassamento della kenosis di Cristo Gesù, Figlio eterno del Padre, di qualcosa di altrimenti inattingibile, di qualcosa di santo, di sacro. È la via verso la e attraverso la e anticipo già in questa vita della partecipazione alla vita del Santo di Dio, alla vita della Comunione delle Persone divine, alla vita della Trinità stessa.

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