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Fusaro e i suoi adepti e seguaci, di solito molto intelligenti e puntuali, quanto all’Islam non hanno capito nulla per una semplice ragione: si ostinano a valutare e considerare tutto come se fosse l’occidente, ormai decadente e schiavo del denaro, senza mai entrare in una prospettiva orientale o per lo meno personale che tenga conto dei desideri e della storia di ciascuno. Può darsi che lo strapotere del terrorismo islamico sia legato all’occidente e alle sue ricchezze, ma si radica profondamente in realtà mediorientali e nordafricane di appartenenza alla umma, alla divisione tribale e all’organizzazione gerarchica armata propria delle tribù, senza dimenticare il senso di superiorità araba e inferiorità degli altri popoli islamici. Senza tutto questo nulla di ciò sarebbe possibile.

Alcune moschee vengono accusate di essere depositi di armi, come se si trattasse di un’eccezione alla regola, ma questa è, se non la regola, per lo meno una convenzione comune. Quelle armi non si trovano lì necessariamente perché servano per fare attentati, ma perché la società islamica, ed araba in particolare, è una società guerriera, che però non si basa sul possesso personale di armi, ma su quello della comunità. Per quanto questo sia molto affascinante, e renda la comunità islamica molto unita, in una società essenzialmente smilitarizzata come quella occidentale è del tutto inaccettabile. È come accettare all’interno dello stato un esercito di volontari totalmente slegato dal governo e soggetto a qualsiasi personaggio influente non identificabile per la sua appartenenza ad una famiglia o per la sua ricchezza (chiunque può essere imam). Tutto questo non ha nulla a che fare con il denaro, ma con la mentalità.

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