“Ordinarie follie” (biellesi) di Edoardo Dantonia

Tra le tante bellezze che Biella ha da offrire, una delle più preziose e incantevoli è certamente la Burcina, una riserva naturale che si estende su circa cinquantasette ettari di meraviglie floreali.
Questo parco rappresenta una perla senza paragoni, dal momento che fin dalla sua nascita ha avuto e ha tutt’ora l’obiettivo di conservare e valorizzare una grande varietà di piante, locali ed esotiche insieme.

È famosa la splendida valle dei Rododendri, così come le grandi Sequoie che torreggiano sulla parte più bassa del parco, presenti dal 1948 assieme al piccolo laghetto che ancora oggi è visibile nella sua semplice e timida beltà. Non minore interesse suscitano gli abitanti di questo paradiso: volpi rosse, ricci, scoiattoli e tutta una serie di uccelli che attira una gran moltitudine di “birdwatcher”.

C’è però un motivo peculiare per cui questo parco mi è tanto caro. Anzi, i motivi sono due, interconnessi tra loro.

Il fatto è che Pollone è uno dei luoghi dove visse il Beato Pier Giorgio Frassati (famosa è la casa di famiglia che ancora oggi si può visitare), di conseguenza calcare il terreno dove lui stesso pose i piedi è per me fonte di grande gioia. Pier Giorgio, poi, aveva una grande passione: la montagna. Certo, lui si arrampicava e scalava, non era tipo da accontentarsi di una semplice scarpinata.
Ma rimane il suo amore per l’altezza, condizione che a suo dire lo avvicinava maggiormente a Dio. In alto Pier Giorgio si sentiva vicino al Signore, e infatti il suo motto recita: “Verso l’alto”; il quale è anche una metafora di vita, un invito alla continua elevazione di sé.

Dunque la Burcina, estendendosi su una collina che va da cinquecentosettanta metri a oltre ottocentoventi, incarna abbastanza bene questo ideale di altezza, unito ad un concetto essenziale ma forse dimenticato: la bellezza si deve guadagnare.
La Burcina infatti costringe il visitatore ad inerpicarsi per i suoi sentieri, per raggiungere i punti più belli di essa. Come se si trattasse di un dazio, la Burcina richiede fatica per mostrare le proprie bellezze.
Non è uno di quei parchi cittadini, i quali accolgono frotte di persone senza che queste facciano il minimo sforzo per guadagnarseli. No, il nostro gioiello pretende un pagamento, una tassa per godere dei suoi colori e della sua natura.
Ma una volta che ci si trova all’ombra di qualche faggio o castagno, ad ascoltare il canto melodioso di un pettirosso, si comprende che è valsa la pena.
Una volta giunti in cima, poi, alla vista del panorama che si schiude dinnanzi ai nostri occhi, ai piedi della Torre Martini, arriva la consapevolezza che rifaremmo quella strada altre cento volte per un solo scorcio di quella meraviglia.

 

(rubrica condivisa dal sito 50 Sfumature di Biella)