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Per una qualche ragione il pensiero moderno sull’errore si fonda sull’idea che si possa essere giustificati senza essere redenti; questo, per quanto possa apparire come una liberazione dalla religione è in realtà un gettarsi dalla padella di una libertà mediata alla brace della totale dipendenza dagli avvenimenti e dalla situazione. Chi è giustificato, infatti, non lo è da sé stesso (questa sarebbe anarchia, la cosa più aborrita dall’inferno contemporaneo) ma dalla situazione che lo porta inevitabilmente ad un atto o da una sua condizione particolare, o dalla sua propria natura. Questo vale per i reati più piccoli per lo più, ma anche per alcuni dei grandi: se hai sofferto o appartieni ad una delle categorie sofferenti puoi rubare e spacciare e nessuno te ne farà una colpa perché ti hanno costretto le circostanze. Se ti prostituisci perché vuoi essere indipendente dai genitori (articolo letto qualche mese fa’) e la gente ti giudica, e ti senti maltrattata, tu hai ragione e sei giustificata. E va bene; le prostitute e gli spacciatori ci passeranno avanti nel regno dei cieli… o forse no. Perché a loro è offerto un paradiso di comprensione e giustificazione che è alternativo a quello vero (lo stesso dicasi degli omosessuali). Se loro scelgono di essere giustificati fino alla fine dalle circostanze, non potranno essere redenti da Cristo.

La comprensione umana, non deve dimenticare che l’uomo è peccatore e il suo modo più veritiero di stare davanti a sé stesso è quello del penitente, non della vittima
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