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I GIRASOLI

Assetati di luce,
i girasoli bevono
alla fonte del sole.
E le corolle, tutto
si riveste di luce,
risplende inebriato.

I girasoli,
immobili guardando
al cuore della luce,
crescono, invecchiano..
Ed alla sera
a capo chino attendono
il ritorno del sole.

Così tu ed io
che amiamo i girasoli,
mendichiamo la luce,
il primo raggio
perché il cuore riscaldi
e bruci la paura
del buio, della notte.

Così io e te
che amiamo i girasoli
c’inebriamo di luce.

Le mie poesie nascono sempre da fatti, incontri, dalla realtà. “I girasoli” è nata dentro l’amicizia con la grande donna, mecenate e amante del bello, Hilde Savioli Schieder, moglie di Severo, ambedue pionieri del turismo di élite del dopoguerra a Riccione. Conobbi Hilde, mantenendo una continua frequentazione, nell’ultimo periodo della sua vita e sino alla sua morte. Già novantenne, un giorno d’estate l’accompagnai ad ammirare, immergendoci tra i filari, un campo di girasoli. Non si stancava di estasiarsi, come una bambina, di quella naturale e immensa bellezza. Hilde da diversi anni dimora dentro una Luce e Bellezza immensamente più grande.

I girasoli. Distese di giallo orientate al sole. E come ogni bellezza accecante vivono il tempo breve di una illuminazione.

Nelle civiltà precolombiane i girasoli venivano utilizzati per ornare i templi del dio Sole. Tra i miti greci si parla dell’amore non corrisposto della ninfa Clizia per Apollo. La ninfa piange senza posa, ferma in un campo ad osservare Apollo sul suo carro di fuoco che attraversa il cielo. Immobile per giorni i suoi piedi diventano radici nella terra, il suo corpo uno stelo sottile e resistente , la sua chioma una corolla gialla di fiori a forma di sole. Heliantos (da helios/sole ed antos/fiore) il nome greco che sinteticamente ne esprime l’essenza.

Ogni anno, in questo ciclo di nascita e morte, le campagne a luglio si colorano di distese di giallo.

Ho pensato a “I girasoli” partendo nel mio inconscio da una sensazione visivo/poetica ( lo spettacolo dei girasoli, di cui ci sono campi sterminati nella campagna vicino casa mia), ma che va oltre e fa vibrare il cuore, come di un bambino, per il quale il buio, la notte è l’ignoto, il fantasmagorico: sono ricordi fissi della mia infanzia, attaccati alla mia pelle.. il desiderio della luce, della “clarità”; ne ho bisogno energiticamente, come l’aria, ma anche come dimensione metaforica della condizione definitiva, a cui la mia anima aspira: vedremo Dio faccia a faccia nella luce, senza ombre o fraintendimenti, come Egli E’, (cfr san Paolo 1 Corinzi 13, 12). L’esperienza della luce è come una esperienza mistica, di totale sorpassamento dei sensi, dei desideri, dei pensieri, di annegamento/annientamento.
Al fondo c’è l’ancestrale meraviglia e angoscia, tra luce e buio. Perché la struttura del nostro cuore è quella di rimanere per sempre nella luce, nella vita. Alla porta però, come un ladro di notte, c’è sempre la morte che può bussare.

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