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All’improvviso una notizia sgradita irrompe nella nostra vita e ci mozza il fiato. Ci ferisce l’animo e ci spinge a interrogarci e a rispondere in qualche modo, gridando il nostro disagio, piangendo la nostra tristezza; tuttavia, non di rado, io mi fermo a questo stadio della comprensione e non approfondisco. Passata l’ora della fatica e della tristezza torno al mio stato di ameba, quasi per reazione, perché non essendo giunto alla radice della mia malinconia, del mio sconforto, della mia rabbia, della mia reazione istantanea, muore in me anche il sentimento più o meno buono che era stato suscitato. Purtroppo nulla ci aiuta in questo senso; in particolare  le notizie come ci vengono riferite dai giornali tendono a privarci immediatamente dello stato di angoscia o sdegno, sommergendoci di particolari scabrosi che attivano la nostra curiosità morbosa e confinano la nostra reazione nel puro sentimento. Una volta qui rinchiusa, non verrà più a turbare le nostre profondità fino a farle sanguinare, fino a cambiarle. Di fondo, il solo sentimento, la sola reazione istantanea e istintiva, che pure dovrebbe aiutarci ad aprire il cuore, non fa che indurirlo e renderci meno sensibili.

Memento: non tutte le lacrime sono buone, non tutte le tristezze aprono l’animo.

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