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Ho letto infiniti articoli in difesa del liceo classico, alcuni più intelligenti e altri più sciocchi, molti tanto retoricamente celebrativi da fare schifo, anche se spesso riportavano dati quasi reali. Può darsi che i liceali abbiano più possibilità all’Università; può darsi che siano i leaders di domani, anche se non riesco a non ridere ripensando a questa affermazione; può darsi che le materie umanistiche affinino maggiormente l’intelletto, eppure non è per nessuna di queste ragioni che studiamo i classici. D’altra parte la scuola pubblica non esiste per nessuna di queste ragioni e lo si può notare dal fatto che insegna molte cose che diremmo inutili; in ogni caso, osservando più attentamente la crisi dell’istruzione ci renderemo conto che non sono solo le materie umanistiche ad essere in difficoltà. Troveremo che anche le scienze naturali se la passano abbastanza male; che la storia dell’arte è in un abisso profondo e nero come quello dei primi versetti della Genesi; che anche nelle materie matematiche e tecniche sono privilegiati gli aspetti maggiormente legati all’utile e per lo più messi da da parte quelli che non lo sono, per quanto possano essere interessanti. In realtà non è la crisi del liceo, è la crisi del concetto di uomo alla base della scuola.

La scuola pubblica si fonda sul principio che un uomo migliore è un cittadino migliore; che chi riesce a trovare e conoscere sé stesso è in grado di contribuire meglio di chiunque altro al bene della comunità. Viviamo in un mondo pragmatico, in cui tutto ciò che non è immediatamente utile viene scartato; ma peggio ancora non osa scommettere sulle persone dando loro uno strumento pericoloso, molto più pericoloso del pensiero, che è l’autocoscienza. Io credo che il liceo, le materie umanistiche e tutto quello che in generale si fa per il profondo e innocente piacere di farlo siano la base di questa autocoscienza, senza cui siamo schiavi. Ora invece sembra che l’unico scopo della scuola sia preparare al mondo del lavoro.

Ho sentito mille volte dire: “Verrei al classico, non fosse che c’è il greco che è inutile” e credevo che fosse una scusa per nascondere la propria poca volontà di faticare o la propria scarsa attitudine (chi vorrebbe dire che non è intelligente quando vige una tale competitività intellettuale?). In realtà era davvero l’utilità che era messa in discussione, perché nessuno vorrebbe fare una fatica che non dia un profitto immediato. Ciò che non fa curriculum, non ci interessa; poco importa se in realtà il mondo del lavoro è talmente bloccato che occorra affidarsi ad una laurea o ad  una raccomandazione. I nostri occhi si puntano sulle stelline che possiamo aggiungere al nostro profilo, quasi fossero medaglie da appuntare sul petto, per la maggior parte cose effimere, che in un paio di anni richiederanno un corso di aggiornamento. L’uomo che si costruisce invece non per l’utile, non scegliendo le facoltà da sviluppare in base a cosa è richiesto, resta sempre.

Eppure, per una qualche ragione, la difesa del classico e delle materie umanistiche non passa per questo. Si basa non di rado su una spocchia fastidiosissima dei classicisti nei confronti del mondo; su tentativi di arrampicata sugli specchi per rivendicare l’utilità immediata del liceo; su pregiudizi sciocchi e poco attuali sulla produzione della classe dirigente. Volete salvare il liceo classico? Raccontate quella volta che vi siete commossi nell’abbraccio di Odisseo e Telemaco; di quando una parola complessa ma particolarmente efficace ed icastica vi ha emozionato; di quando le gesta di Alessandro il Grande vi hanno ispirato, impedendovi di accontentarvi di ciò che vi sembrava facile e comodo; di quando avete riconosciuto in un amico di poche parole quell’affetto speciale che univa Oreste e Pilade; di quando la follia furibonda di Medea vi ha fatto comprendere che anche la rabbia ha una sua nobiltà; di quando il puntuto Aristofane vi ha insegnato, facendovi ridere, che la prima caratteristica della politica deve essere l’amore insensato per la propria città; di quando scoraggiati e oppressi dalle molte fatiche avete ricordato la fruttuosa pazienza di Odisseo. Allora non solo avrete salvato il liceo, ma avrete dato un’occasione a molti di essere grandi.

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