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Alla prima lezione di diritto musulmano la prof ci spiegò perché si chiamava così e non diritto islamico. Il diritto islamico applica la shari’a ed è veramente realizzato solo in pochi paesi (integralmente solo l’Arabia Saudita). Molti altri paesi hanno adottato la legge islamica solo in alcuni settori, mentre gli altri si ispirano al diritto occidentale o locale. Resta però che anche questi hanno un loro diritto specifico; noi lo chiamiamo musulmano in quanto diritto dei musulmani con tutte le sue varianti. Fin qui tutto bene, giusto?

Bene, ora, a mio parere, questa suddivisione è utile anche in altri settori: abbiamo l’islam e i musulmani, che sono cose ben diverse, anche a causa di alcune particolarità del loro diritto. I musulmani hanno un grosso numero di tradizioni, buone o cattive, che non sono legate all’Islam, ma che applicano come parte della loro cultura. In altre fanno riferimento a diverse scuole giuridiche legate all’interpretazione del Corano, che permettono anche notevoli diversità. Infine, fra ciò che definisce la loro mentalità e il loro modo di agire c’è il Corano. A ciò si possono poi aggiungere la storia personale e la libertà di ciascuno.c

Per questo affermare che l’Islam non è cattivo perché è pieno di musulmani buoni o viceversa è un argomento non pertinente e sostanzialmente inutile; forse è addirittura più dannoso per la difesa, perché accentua la separazione fra la religione e le sue applicazioni. Lo stesso vale per il cristianesimo e tutto il resto. Se volete difendere una religione in sé, difendetela con argomenti che provengano dal suo interno.

Se invece si intende parlare di cultura, identificare la religione con un’identità culturale è una bestemmia nei confronti della religione stessa, quindi è conveniente evitarlo, se non si vuole offendere quelli che si stanno difendendo. Memento!

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