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C’è stato un tempo in cui ero ancora talmente stupido e sbarbatello da perdere il mio tempo in un browser game strategico; non nego che fu un’enorme perdita di tempo, eppure devo ammettere, a riprova che sono poche le cose da cui non si possa trarre qualcosa di bene, di averne ricavato alcuni insegnamenti. All’inizio delle mie scelleratezze, costruita la mia città, mi sentivo il padrone di un piccolo mondo libero e indipendente, ma dovetti scoprire presto che le cose non stavano così. Essere indipendente non mi rendeva libero affatto; ero troppo facile da attaccare e conquistare e troppo soggetto alle minacce. Utenti più avanzati di me potevano pretendere preziose risorse in cambio di pace, oppure attaccarmi e rubare tutto. Una delle prime cose necessarie fu dotare la mia città di mura, ma presto non bastarono più. Dunque occorse ricorrere all’unica altra possibilità per sfuggire ai prepotenti: aderire ad un’alleanza. Questo significava rinunciare a molti privilegi della mia indipendenza ma offriva allo stesso tempo libertà più ampie. Cambiai alleanza un paio di volte, fuggendo una che si stava disgregando e poi lasciando che la nuova venisse inglobata in una più grande, ma mi rimase chiaro questo punto: non si è liberi se non si è legati. Potete interpretare la faccenda come vi pare, che si tratti di matrimonio o di un’alleanza interplanetaria, ma le relazioni sancite da un patto o da un voto sono le uniche a fornire vere risorse, a rendere davvero liberi. L’unica altra possibilità è rimanere rinchiusi a rincorrere la propria ombra in un minuscolo cerchiolino, riferendosi all’infinito che esserne prigionieri è la libertà vera. Potrebbe sembrare che ci si debba bilanciare fra le due cose, ma non si può pretendere di averle compiutamente entrambe: o si è soli, o si è liberi

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