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Cari lettori di libri che vi divertite a disprezzare chi non la pensa come voi considerandolo un buzzurro privo di capacità intellettive, voglio raccontarvi di una mia breve gita ad una  biblioteca pubblica.

Una volta entrato passo davanti ad un tavolino ricolmo di volantini: per metà appartengono a iniziative delle Pro-loco dei paesini circostanti la mia piccola cittadina; i restanti invece presentano due corsi di Yoga, corsi di medicina alternativa ed altre cose del genere. Spicca fra gli altri  un volantino femminista che purtroppo non rende affatto onore alla certamente superiore conoscenza femminile, presentando una ricostruzione della storia del significato del termine talento probabilmente valida in una lingua molto diversa dall’italiano. Queste cose, anche se non rappresentano per nulla quello  che contiene la biblioteca, sono piuttosto interessanti per quanto riguarda chi la frequenta.

Vogliamo andare oltre? Guardiamo quali sono i libri consumati all’interno degli edifici: i classici sono particolarmente intonsi a parte qualche raro caso di libro che abbia più o meno l’età della scoperta dell’agricoltura. Spopolano gli ultimi arrivi, i gialli (grazie al Cielo), i libri di celebrità della televisione, di Youtuber, libri che parlano bene del sud e male del nord e viceversa, libri da cui sono stati tratti film o serie televisive per lo più di scarsa qualità, libri complottisti dell’ultima ora che probabilmente fra dieci anni non saranno neanche più nella memoria di chi li ha letti e via discorrendo. Quello che riguarda la filosofia è sommerso dalla polvere; la storia è messa appena un po’ meglio, soprattutto per quello che riguarda il ‘900, ma resta alquanto maltrattata; nella media si trovano medicina alternativa, occultismo e ufologia.

Siamo ancora sicuri che le biblioteche siano il luogo della formazione del pensiero?

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