•  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Da sempre più tempo comincio a prendere consapevolezza che occorre recuperare per la Fede una centratura in Cristo, una centratura cristologica, un nuovo cristocentrismo teologico, esegetico, orante, contemplativo che oggi si va sempre più annacquando e diluendo in una fede “parolistica”, ambigua, fondata sempre più sulla verbosità, sulla parola dell’uomo e non sull’uomo-Dio.

Noi cattolici, infatti, non crediamo nella parola di Dio, in un Dio parola, in un Dio fatto parola, ma in Cristo, unigenito e coeterno Figlio di Dio Padre, generato e non creato della stessa sostanza del Padre, che è disceso dal cielo è,  per opera dello Spirito Santo, si è incarnato nel grembo di Maria Vergine.
Occorre mettere al bando l’ipostatizzazione della “parola di Dio” per recuperare una visione personalistica del Verbum Dei, del Verbo di Dio fatto carne.

Cristo non è parola, è Verbum, è Λόγος (Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ Λόγος, καὶ ὁ Λόγος ἦν πρὸς τὸν Θεόν, καὶ Θεὸς ἦν ὁ Λόγος/In principio erat Verbum et Verbum erat apud Deum et Deus erat Verbum Gv 1,1), è il Figlio.

Tutto ciò che dice e che fa va osservato e compreso nell’orizzonte della Sua Persona e non semplicemente nell’imitazione di quanto dice e fa.
«Questo è l’occulto e orrendo veleno della tua dottrina: che fai consistere la grazia nell’imitazione di Cristo e non nel dono della sua persona».
Sant’Agostino (cfr. contra Iulianum, Opus imperfectum)

Cristo non ci dona un esempio da seguire, non ci chiede di imitarlo in parole e opere.
Cristo ci chiede infinitamente di più, di essere in comunione con Lui, di essere in Lui.

Altrimenti le sue parole e le sue opere sarebbero una ulteriore mediazione tra noi e Lui, una barriera invalicabile tra noi e Dio.

Egli stesso per farci capire ciò ha istituito la Santissima Eucaristia dandoci Sé Stesso nella pienezza del Suo corpo, del Suo sangue, della Sua anima, della Sua divinità.

ὁ δὲ ἀποκριθεὶς εἶπεν πρὸς αὐτούς· Μήτηρ μου καὶ ἀδελφοί μου οὗτοί εἰσιν οἱ τὸν λόγον τοῦ θεοῦ ἀκούοντες καὶ ποιοῦντες.
Lc 8,21

Questo passo è nella quasi totalità delle volte tradotto con “mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la mia parola e la mettono in pratica”. Credo non ci sia niente di più fuorviante che tradurre in quel modo questo passo. Riflettendo durante un viaggio in treno sull’originale greco mi sono accorto che questo passo letto sacramentalmente ha un significato molto più profondo.

Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano/accolgono e fanno il Logos/Verbo di Dio».
Lc 8,21

Sua Madre è Maria colei che ha accolto il Verbo di Dio in sé e l’ha portato e generato nella carne.

Chi sono i suoi fratelli?  Gli apostoli, i futuri vescovi, futuri “transustanziatori” del pane in Verbo di Dio, in corpo e sangue di Cristo. In loro sono e saranno amici e fratelli di Cristo tutti coloro che continueranno questa opera di attivi co-operatori, di fattori del Verbo di Dio.

La Fede cristiano-cattolica è sacramentale, è eucaristica, o non è.

Commenti