•  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Ogni volta che accade una disgrazia emerge tutta la nostra fragile immaturità. Non importa che tu sia ateo, cristiano o musulmani, non importa che tu sia un liberale o un conservatore, non importa se tu sia un animalista vegano o un convinto e crudele carnivoro: il disastro ti ha ferito tanto che per prima cosa hai desiderato che non fosse vero e per seconda hai desiderato di fuggire, non da esso, ma dal fatto che sia accaduto. E forse tu, mio unico lettore, sei tra i forti fortunati che poi non l’hanno fatto e hai retto in silenzio il peso dei morti e dei feriti, delle famiglie lacerate, delle molteplici tragedie tutte incluse in una sola; di certo però conosci qualcuno che non ha fatto così. In troppi hanno dato al colpa a destra e a manca, per lavarsi le mani del sangue e mettere il loro cuore in pace.

Più di tutto però mi ha colpito una certa immaturità da parte dei cristiani che hanno puntato il dito contro la mancanza di preghiera e le unioni civili, che hanno fatto del disastro una punizione divina e, io spero inconsciamente, una difesa delle loro posizioni. Pensare di conoscere la mente di Dio è di certo una non troppo lieve bestemmia, non troppo diversa da quella degli atei che ti urlano in faccia “dov’è il tuo Dio adesso?”. Nessuno è nella loggia dei puri a questo mondo e se anche la colpa delle tragedie fosse da imputare al peccato, prima di tutto sarebbe il mio peccato ad esserne responsabile; accusare è il lavoro di Satana. Fate silenzio e meditate quanto si è poco, quanto poco si ha, quanto quello che si ha è effimero e fugge lontano al primo fremito di Poseidone. Se la religione diventa solo un modo per affermare sé stessi schierandosi dalla parte dei giusti, non ci rende per nulla diversi dai farisei, fra i più agguerriti avversari di Cristo

Commenti