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  Perciò, bando alla menzogna: dite ciascuno la verità al proprio prossimo; perché siamo membra gli uni degli altri. Non peccate, non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date occasione al diavolo. Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano. E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione. Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.

Ef 4,25-29.31-32

Capiterà anche a voi di avere la testa piena di pensieri, di quei retro-pensieri di cui scoppia la testa quando ci si sofferma a soppesare a posteriori un dialogo irrisolto, ciò che si è detto, ciò che non si è detto, ciò che si sarebbe potuto dire.

La mia mente si stava sovraffollando di questi pensieri mentre tentavo inutilmente di rigirarmi nel letto cercando di dormire. Questa dinamica accade in me soprattutto quando di fatto vengo tagliato fuori dalla possibilità di replica, zittito e annichilito come se le mie ragioni non contassero nulla, murato vivo, schiacciato, soffocato nel silenzio dell’implicito e del non detto… Ecco che allora mille pensieri che affollano la mia mente nell’impossibile tentativo di continuare inutilmente un dialogo che non può più essere tale, un dialogo che dunque avviene solo tra me e me stesso, e che perciò si rivela in realtà essere un triste e mero monologo. Durante una notte insonne questi pensieri si erano perfino carichi di delusione, asprezza, sdegno fino all’ira.

Non potevano che tenermi sveglio tra mille e mille parole all’interno della mia testa…fino a quando un illuminazione divina, un pensiero divino, un intervento angelico, mi ha strappato al turbinio di pensieri auto-centrati ed ego-centrici. Ho preso il telefono e ho cominciato a dire Compieta trovando pace in quel passo della lettera di san Paolo agli Efesini e strappandomi dal fantasma che mi teneva legato a sé in un abbraccio mortale di sconfitta, delusione e ira…ho cominciato a pregare ricordandomi della richiesta di intercessione e di preghiera di un amica. Ho cessato cioè di concedere le mie energie, la mia attenzione e la mia affezione a un parassita che non avrebbe fatto altro che scavarmi e consumarmi nell’odio, per dirigerle, per dirottarle al perdono, alla misericordia, alla benevolenza e alla preghiera di intercessione.

Già una volta mi era stata mostrata personalmente la realtà e la potenza della comunione dei santi nella preghiera di intercessione nei miei confronti. Un giorno di tanti anni fa, tutto preso, concentrato, occupato e perso nell’autocommiserazione, nell’odio a me stesso, schiavo di questi pensieri autodistruttivi, riemerse alla memoria il sorriso di un volto a me molto caro e che non vedevo da tempo. Un ricordo che non aveva nulla a che fare con i miei pensieri di quel momento; una memoria totalmente slegata dal contesto in cui era sorta e dal quale non poteva sorgere; un piccolissimo miracolo dovuto all’intercessione della preghiera dei miei amici. Quel ricordo mi riconsegnò a me stesso, mi ricondusse nella dimensione autentica di me stesso e del mio desiderio di bene.

La preghiera di intercessione richiesta è non solo realmente efficace per la persona che la richiede o per la persona per cui viene elargita, come questa amica mi ha fatto notare una volta e come la mia esperienza poc’anzi narrata testimonia, ma reca frutti inaspettati e miracolosi anche per coloro ai quali viene domandato di pregare, anche per coloro che pregano.

Ecco che nuovamente in questi giorni mi è stata mostrata la realtà di quel filo di comunione che ci lega gli uni agli altri, quanti siamo in comunione con Cristo.

Ecco che ancora una volta l’efficacia della preghiera mi viene mostrata in tutta la sua forza proprio a partire da vittorie apparentemente piccole come queste. Apparentemente piccole, perché si tratta della conversione di un cuore che cessa di assaporare la tristezza del disprezzo per tornare ad aprirsi nuovamente al dono di sé.

 

 O Maria, Madre di Dio,
conservami un cuore di fanciullo,
puro e limpido come acqua di sorgente.
Ottienimi un cuore semplice,
che non assapori la tristezza;
un cuore grande nel donarsi
e tenero nella compassione;
un cuore fedele e generoso
che non dimentichi nessun beneficio
e non serbi rancore per il male.
Forma in me un cuore dolce e umile,
un cuore grande ed indomabile
che nessuna ingratitudine possa chiudere
e nessuna indifferenza possa stancare;
un cuore tormentato dalla gloria di Gesù Cristo,
ferito dal Suo amore con una piaga
che non rimargini se non in Cielo. Amen.
Louis De Grandmaison

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