“Ordinarie follie” (biellesi) di Edoardo Dantonia

Incastonato in un anfiteatro naturale, a circa milleduecento metri di altezza, sta un gioiello prezioso, una gemma rara di cui ogni biellese può andare fiero.
Si tratta del Santuario di Oropa, da secoli meta di pellegrinaggi e simbolo della città di Biella. Spesse volte infatti mi è capitato di elencare luoghi e particolarità del biellese a qualche sconosciuto, per capire se ne avesse mai sentito parlare, e vedere il suo volto illuminarsi solo al sentir nominare Oropa.
Ma il fascino di Oropa riecheggia nei secoli e trascende la materialità, cioè non si ferma ad una bella vista o alla fresca aria che d’estate ci offre una salvezza dal caldo urbano (che pure sono elementi innegabili e apprezzabilissimi).
Il Santuario esercita un’attrattiva di ordine spirituale, oltre che fisico. Ne sono testimone io in primis (anche se immagino di poter non essere una fonte molto attendibile), poiché posso affermare con assoluta certezza di provare un senso di sollievo quando visito questo luogo. Quando varco il grosso cancello che dà sul primo cortile, inizio già a percepire un’aria diversa, un’atmosfera rinfrancante e rilassante che aumenta mano a mano che salgo le scale e mi addentro sempre di più.
Ci si sente quasi ispirati da una presenza divina, una volta circondati dai lunghi portici che corrono tutt’intorno, o mentre si ammira la celestiale Madonna Nera, vecchia di almeno settecento anni ma ancora lì, bella come mai.
Ma se si volesse un parere più eminente, basterebbe sapere che Amedeo Avogadro (sì proprio quell’Avogadro, quello della legge sui gas e, soprattutto, del famoso numero) era solito recarsi presso il Santuario per trovare conforto e ispirazione. Recita infatti la targa a lui dedicata:

AMEDEO AVOGADRO DI QUAREGNA
GLORIA DELLA FISICA MONDIALE
IN QUESTO SANTUARIO
GIA’ TANTO BENEFICATO DAI SUOI AVI
COSTANTEMENTE SALIVA
AD ATTINGERE I CONFORTI DELLA FEDE
A RITEMPRARE PER NOVISSIMI STUDI
L’ALTA MENTE OPEROSA

Oropa è in sostanza simbolo e orgoglio di Biella e della sua gente, vero e proprio locus amoenus in cui cercare riparo dagli affanni quotidiani e dalle tristezze o, ancora meglio, in cui trovare ispirazione, magari per scrivere, leggere o fare, per l’appunto, qualche scoperta scientifica.