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Si parla moltissimo della crisi del matrimonio; per alcuni è solo un’istituzione vetusta e superata, altri lo difendono a spada tratta, altri ancora lo definiscono utile e portatore di virtù.

Proporlo come un modo per sistemarsi, in ogni caso, a me sembra sbagliato e soprattutto mostra di non aver compreso il fondamentale problema della modernità. Ci siamo convinti che la gente non voglia sistemarsi, ma la verità è che di fatto lo è già o si ritiene tale. Si dice che la questione è l’insicurezza in cui vive la gente, l’incapacità di trovare lavoro, la mancanza di certezze, ma a mio parere il problema è esattamente il contrario: noi abbiamo  troppe certezze, e non ci piace l’idea di rinunciare a molte di esse. Più che l’impegno formale, è la formale rinuncia a farci paura; rinuncia  a tutte le e altre persone di cui ci potremmo innamorare; rinuncia a quelle con cui potremmo avere affinità maggiori; rinuncia alle nostre passioni ed al nostro tempo libero; rinuncia alla possibilità di fregarsene non appena la persona amata ci viene a noi; rinuncia a sé stessi infine fino a consumarsi per l’altro se ce ne sia la necessità.

Immaginiamo due innamorati; uno dice all’altro: “Ti amo, ma solo di martedì e giovedì”. Quale credete che sarebbe la reazione? Non la immagino troppo positiva.

L’essere umano desidera essere preferito e desidera allo stesso tempo preferire, desidera essere importante per l’altro e che l’altro sia importante per lui. Non ignora di certo la sacralità del legame; semplicemente ha una folle paura di abbandonare il suo mondo per l’ignoto (più o meno) e di non essere all’altezza. Non è che non ami sino alla fine, ma semplicemente ha paura di non  farlo e ha paura che l’altro non lo faccia, ha paura di essere solo ed infelice, in una parola ha paura di scommettere e soprattutto di perdere.

Si artiglia quindi a quello che ha come un gatto terrorizzato e non vuole perdere nulla. Mantiene stretta la sua arma di ricatto, andarsene dall’amato, non perché abbia l’intenzione di fuggire, ma perché desidera uno strumento di leva per mantenere i propri privilegi. La mancanza di impegno non è nel tempo, quante sono le coppie di conviventi che durano fino alla morte, ma nel dono di sé, nell’idea di imbarcarsi in una nuova avventura, perché si brama la sicurezza. Di fronte al dilemma di Achille l’uomo moderno sceglierebbe senza indugio une vita lunga vissuta nelle mollezze, ma siamo certi che non lo rimpiangerebbe poi? Preziosa è la vita, se vissuta bene. Chi, guardandosi allo specchio dopo una lunga giornata passata a perdersi nell’ozio senza riposo, ama la propria figura?

Il matrimonio è un’impresa, oggi più che mai, e sono eroi di rara grandezza coloro che lo intraprendono; siate coraggiosi voi che desiderate splendere, voi che già splendete.

 

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