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Nelle storie quasi sempre i cattivi sono più interessanti dei buoni, molto spesso con il sottinteso che è la loro stessa cattiveria a renderli grandi e interessanti. Eppure, se riguardo alle mie povere azioni, tutto questo mi sembra una menzogna. Il male non è che una dimostrazione della meschinità; non rende grandi, anche se può attaccarsi ad un uomo grande e apparire glorioso. Nulla mi rende più ridicolo e vergognoso del mio male, del male che faccio a me stesso e agli altri, che mi fa rannicchiare come una bestia che si lecca le ferite nel tentativo di giustificare le mie azioni con le più agili piroette della mente, che non di rado finiscono in esilaranti cadute. Questo vale tanto di più quando lo compio cercando di essere e di apparire più grande, di ottenere successo, buoni voti, di fare buona impressione, di ottenere ricchezza o credibilità o qualsiasi altra cosa possa apparire desiderabile. Perché tutto questo? Perché la via facile non mantiene le sue promesse e chiede molto; e perché io non sono nulla di fronte alla grandezza del mondo, che faccia il bene o il male, ma mentre la virtù, pur non dando risultati immediati, mantiene la mia dignità salda, il vizio mi afferra con le sue lusinghe e mi spoglia pian piano di tutto ciò  che altrimenti era il mio bene. Allo stesso tempo il mio orgoglio mi afferra , mi giustifica davanti a me stesso, inventando fantasiose argomentazioni, accecandomi, nascondendo la mia miseria, che pure resta sempre, dietro all’immagine che crea di me; così alla fine mi ritrovo solo, rannicchiato in un angolo ad ingannarmi sulla mia grandezza…

L’umiltà è certo molto più gentile… Non chiede nulla, se non gli occhi aperti, non promette nulla per deluderci, ma dona molto a chi nulla aspettava, non ci rinchiude nella prigione della meritocrazia folle che ci travolge fino a togliere il respiro ai nostri desideri…

 

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