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Conosco alcuni che, per condividere un’esperienza con degli amici musulmani, hanno fatto un giorno di Ramadan. Raccontano della fatica e delle capacità dell’uomo e via discorrendo e questo può essere interessante, tuttavia trovo che in quest’idea ci sia per lo meno un errore di fondo, ovvero che ciò che distingue gli uomini siano le pratiche e non le idee e le convinzioni profonde su cui le pratiche si fondano. Solo il musulmano convinto fa davvero Ramadan, solo lui gode dell’esperienza completa, perché il Ramadan è un digiuno per una ragione ben chiara e precisa e non per cultura casuale; si tratta di uno dei cinque pilastri dell’Islam e non del carnevale di Ivrea. La gente che digiuna non lo fa perché si è sempre fatto così, ma perché lo crede davvero importante per la propria crescita e purificazione, anche se è faticoso. Un impegno e un sacrificio che non valgono di per sé, ma in vista di qualcos’altro senza cui non hanno alcun significato e sono, anzi, stupidi. I miei amici hanno condiviso l’esperienza del Ramadan? No, hanno condiviso l’esperienza della sete e della fame per un giorno, senza sapere bene il perché e qui comincia la nostra tristezza occidentale. Ripetiamo come una litania senza fine le virtù che sono il fondamento della nostra società e modernità e soprattutto parliamo di tolleranza e accettazione dell’altro fino ad essere pronti a condividere, per un po’, le sue fatiche, fino a mettere sudore e sangue, fino a mettere le mani al portafoglio per dare del nostro, ma non ci impegniamo veramente a comprendere l’altro. Diciamo tolleranza, ma intendiamo indifferenza per le idee; siamo pronti ad accogliere le pratiche, finché ci sembrano sensate, ma non le idee che realmente le renderebbero sensate. La tolleranza è la più superficiale di tutte le possibili virtù umane, perché parla alla mente e non scuote il fondamento del nostro essere, non ci muove, né ferisce, né ama fino alla fine e dunque non è in grado di comprendere l’altro, o forse semplicemente non gli interessa ed ecco che tutta la nostra nobiltà umanitaria ricade sul suo nulla

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