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MosaicoVerdiales

Viviamo in un periodo complicato dal punto di vista della varietà delle idee e della libertà di pensiero, non tanto perché manchi la possibilità di esprimersi, ma piuttosto in quanto tale libertà viene non di rado canalizzata in correnti di pensiero che la condizionano e la limitano in maniera subdola. Non si tratta di una costrizione evidente, infatti, ma di una più celata che viene da componenti più sottili e psicologiche che non si possono dimostrare come quelle della violenza fisica, ma che piuttosto ci spingono a identificarci con un gruppo che ha un certo pensiero, facendoci credere di essere noi a scegliere.

In una struttura così rigida e tuttavia così sfuggente esistono però ancora delle figure che sanno ricavare uno spazio di libertà assoluta, ovvero di possibilità di espressione del proprio pensiero, senza poi ricadere nel solipsismo che caratterizza altri meno fortunati loro imitatori. Un tempo, nella Grecia antica, questo spazio era di per sé garantito da alcune occasioni ufficiali che nell’anno permettevano ad alcuni autori di esprimersi senza alcuna remora davanti a tutta la comunità, protetti dalla natura religiosa della festa e dalla natura giocosa dell’occasione. Sto parlando della commedia arkaia greca, di cui ci restano soltanto poche opere e tutte di uno stesso autore, Aristofane di Cidateneo, che non si faceva problemi a sferzare i costumi dei potenti così come quelli della gente comune, senza alcuna paura degli uni e degli altri. Il potere del comico è grande, perché può, in un tempo in cui la logica viene sottomessa alla convenzione e all’opportunità, far riemergere dal profondo la coscienza della verità e dei principi che la regolano, così come le facoltà che permettono di scoprirla. Esiste qualcuno al giorno d’oggi che fa qualcosa del genere? A mio parere, se qualcuno si può paragonare al grande commediografo del passato, questi è Luca Medici, alias Checco Zalone.

Non essendo protetto da nessuna sacra immunità, il nostro si è ritagliato un ruolo da trickster, fuori dalle convenzioni sociali. La mentalità comune è affascinata dai guru dell’intelligenza e della sapienza? Lui si ritaglia uno spazio da stupido e ignorante, dove può essere libero dal dover affermare tutto quello che un istruito è costretto a dire per difendere la propria posizione, dove il politically correct non lo può raggiungere, dove il giudizio dei mostri sacri della morale, della tolleranza e della politica non può che suonare come un eco lontana e flebile.

 

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